Corso di Formazione Professionale riservato ad immigrati e rifugiati

Programma Operativo Regionale 2000/2006 - Asse III - Musura 3.4 - Az. a
"INSERIMENTO E REINSERIMENTO LAVORATIVO DI GRUPPI SVANTAGGIATI"

 
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La mediazione

La mediazione può essere considerata come un concetto, un principio, una pratica affermata e diffusa nella nostra società occidentale negli ultimi anni.
Dal punto di vista concettuale il termine “mediare” significa trovare il giusto mezzo tra un’infinita possibilità di soluzioni; una scelta che presuppone un’adeguata conoscenza degli interessi e dei bisogni da soddisfare e contemperare al fine di approdare ad un equo risultato.
La Mediazione come principio ispiratore dell’agire quotidiano è riconducibile a un 'idea di armonia, di conciliazione di conflitti. Lontano da un’impostazione individualista, tale principio guida verso la condivisione, intesa come il riconoscimento delle uguaglianze e diversità, al fine di superarle in un processo di reale integrazione, che consenta di realizzare, non semplicemente un sistema aggregato di elementi distinti e distanti tra loro, ma una realtà che riconosca il valore aggiunto nella diversità.
Da pochi anni la mediazione si è affermata come pratica, un modus operandi, che risale agli anni ’60 in risposta ai disordini sociali presenti negli Stati Uniti. La prima applicazione infatti riguardava il settore penale, in cui si percepiva la necessità di rintracciare delle soluzioni che riconoscessero dignità all'uomo in quanto essere relazionale, per approdare poi sulle sponde europee grazie alle pratiche inglesi e francesi, che ne ampliarono la portata: dall’ambito familiare, finalizzato alla risoluzione, o più correttamente alla composizione di conflitti generazionali, ad un ambito sociale più diffuso, come quello della Mediazione interculturale.

La figura del mediatore culturale è nata in Italia come in Europa con l'entrata della seconda fase del ciclo migratorio, quando si è passati dall'inserimento dei singoli, all’inserimento di interi nuclei familiari, transitando da un concetto di “tolleranza” e pacifica convivenza tra realtà culturali diverse, al concetto di integrazione.
Al fine di comprendere il valore sociale della Mediazione, è opportuno precisare che da un punto di vista semantico l’idea di Mediazione culturale, trova una contrapposizione terminologica interna tra “MEDIAZIONE” E “CULTURE” . Il primo termine rinvia a un idea univoca e condivisa, il termine “culture” invece appare di difficile definizione, perchè carico di aspetti e prospettive molteplici. Tuttavia, la contrapposizione semantica trova conciliazione nel punto di contatto tra i diversi sistemi culturali, che possono emergere da una accurata azione di mediazione.
In considerazione del fatto che mediare significa far comunicare sistemi culturali differenti in tutta la loro complessità interna, i campi di intervento della mediazione interculturale sono numerosi, tanto da qualificare la mediazione come concetto plurale, un termine che dovrebbe permettere di: comunicare e accogliere, gestire le differenze, ridurre i conflitti, chiarire le norme, le regole, garantire l'accesso e l'uso dei servizi e la fruizione dei diritti ai nuovi cittadini, rappresentando e mettendo in scena le culture.
Il mediatore può essere considerato un ponte, una figura creatrice di legami tra soggetti diversi, ma può essere anche visto come soggetto in grado di porre rimedio, di attenuare le tensioni e smussare gli angoli e le distanze.

All’interno della nuova dimensione sociale multietnica che si è configurata nella nostra realtà, appare necessario prendere atto del processo che si è attivato, attraverso il quale sono entrate in contatto differenti culture, modi di vivere, di interpretare e relazionarsi. Di fronte ai nuovi scenari sociali, si è avvertita l’esigenza di costruire forme di interazione; a tal fine si pensava originariamente, purtroppo in senso riduttivo, di poter realizzare “mediazione interculturale” attraverso l’implementazione delle abilità linguistiche e di traduzione.
In realtà le relazioni interpersonali e soprattutto le relazioni interculturali non possono transitare semplicemente attraverso la comprensione e l’utilizzo di idiomi diversi, ma attraverso la COMUNICAZIONE, che prevede un complesso processo di interazione, in grado di trasferire non solo informazione, intesa in senso sterile e tecnico, ma anche e soprattutto un ricco sistema di elementi, che consentono di interpretare le informazioni stesse in modo coerente rispetto al quadro culturale in cui si inseriscono. Il risultato ultimo di una corretta azione di mediazione interculturale è la presa di coscienza di quello che gli antropologi chiamano “processo di acculturazione”, ovvero il processo di apprendimento reciproco nel contatto tra culture diverse.

L’esigenza di formazione per il Mediatore interculturale

L’esigenza che l’Amministrazione comunale ha inteso soddisfare con il Corso professionale per Mediatore interculturale è quella di fornire una formazione adeguata, che consenta di espletare al meglio il ruolo di mediatore interculturale all’interno della società.
Ci si è chiesti se basti la conoscenza di una lingua straniera per qualificare tale figura professionale, ma l'equivalenza lingua-cultura-identità, come già esplicitato in premessa, non può reggere. Conoscere la lingua non è sufficiente, bisogna conoscere la cultura di un popolo per muoversi verso forme di integrazione.
Per ciò che riguarda la normativa italiana i mediatori culturali sono stati istituzionalizzati dalla legge sull'immigrazione del 1998 (legge n. 40 1998 e T.U. all'articolo 38) che li cita per la prima volta, tuttavia il testo di legge non fornisce una definizione esaustiva delle competenze professionali, tali da consentire la programmazione di un percorso formativo coerente con le applicazioni pratiche.
In realtà i mediatori vengono riconosciuti come una presenza necessaria nella gestione del rapporto fra società locale e immigrati. Si sottolinea inoltre come nelle recenti modifiche normative la mediazione sia vista come strumento per l'integrazione sociale e come misura scolastica; spesso ci si riferisce al mediatore come figura “interculturale” quando si parla di mediazione sociale, mentre si utilizza semplicemente il termine “culturale” in riferimento alla figura di ponte tra le Istituzioni e gli stranieri.
Poichè la realtà è ancora molto distante dalla figura del mediatore formato sui binari di un'istruzione di livello universitario, che preveda un'adeguata formazione in ambito di comunicazione, pedagogia, e conoscenze giuridiche, l’Amministrazione comunale ha valutato positivamente la predisposizione di uno specifico percorso di formazione professionale per la figura di mediatore interculturale, che agisca sia sul piano sociale (mediazione interculturale in senso stretto), sia nei rapporti tra le Istituzioni e lo straniero (mediazione in senso culturale).
Destinatari dell’azione formativa sono stati gli immigrati e rifugiati. Tale scelta è stata supportata da una motivazione metodologica di fondo, che ha trovato positivo riscontro nell’espletamento della stessa formazione.
Basilare per il mediatore è essere un tecnico competente della comunicazione interculturale, tuttavia si riconosce il valore aggiunto fornito dal vissuto personale di ciascun mediatore interculturale. Infatti oltre a conoscere la lingua, la cultura del paese di accoglienza, oltre che quella del paese di provenienza, il mediatore sarebbe agevolato nella sua azione professionale da un proprio vissuto di migrazione. Non importa che il mediatore appartenga alla nazionalità dell’ immigrato con cui si relaziona, l'importante è la conoscenza della cultura di entrambi i paesi di provenienza e soprattutto la vicinanza con la situazione psicologica che impone il migrare.
Presupposto per intraprendere il percorso di formazione professionale è la rielaborazione del proprio vissuto migratorio, considerato basilare per il mediatore, che ponendosi al centro di una relazione deve conoscere ed essere in grado di far vedere il punto di contatto tra le culture, pur riconoscendo i passaggi difficili dell'integrazione; deve avere un sapere pratico che permetta di decodificare la domanda e proporre una risposta, favorendo l'incontro tra due culture.

 
 


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Comune di Tuglie - Segreteria di Coordinamento: tel. 0833/598281 - e-mail: mediatoreinterculturale@comune.tuglie.le.it

Tuglie, lunedì 21 maggio 2012 - Pagine visitate dalla data di pubblicazione: