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ITINERARI TURISTICI
Tuglie da Visitare: Un itinerario tra le sue vie
(tratto dalla guida turistica "Tuglie da Scoprire" di Gerardo Fedele)
La parte di Tuglie più interessante da visitare, quella serrata e compatta tra
caratteristici vicoli tortuosi e antiche case a corte, spesso con evidenti
problemi di risanamento (come in tutti i comuni purtroppo), è quella relativa al
centro storico, con i suoi monumenti e le sue chiese. Per chi si sente attratto
da questi richiami culturali, li potrebbe verificare percorrendo il nucleo
antico di Tuglie cominciando ad entrare nelle corti, dove la configurazione
morfologica del suolo ha determinato una singolare disposizione degli ambienti,
sorti attraverso la successione diacronica di una serie di cellule abitative.
Gli spazi liberi che delimitano le case a corte diventavano, un tempo, momento
coagulante della vita collettiva e tangibile espressione di tutto l'universo
contadino.
Lungo la via Veneto, all'altezza della Chiesa di San Giuseppe, sul lato
sinistro andando verso il centro, si incontra il vico Mottura; questa
parte del paese viene a trovarsi sul versante occidentale della dorsale
terminale delle Serre Salentine (toponomasticamente questo luogo viene
denominato "Critazzi", per la natura argillosa del terreno;
nel dialetto tugliese la voce "crita" è corrispondente all'argilla e, quindi, "critazzi" sta
per "terreni argillosi") e, mentre la si attraversa, salendo si può notare un
susseguirsi di candidi caseggiati, alcuni molto caratteristici e particolari;
proseguendo si sfocia nella via Dei Mille (un
tempo questa strada, sicuramente una delle più antiche, veniva chiamata "via
dell'Arciprete" in quanto conduceva verso la residenza estiva di questo prelato,
collocata sulla parte più alta di Tuglie e che godeva un magnifico panorama), la
quale offre, continuando a salire, diversi scorci paesaggistici interessanti da
scoprire. Ritornando giù si arriva in uno slargo dove si affaccia la Chiesa
di San Giuseppe, all'imbocco tra la via Plebiscito (dove si diramano alcune
corti di particolare bellezza e importanza storico-urbanistica: la più
interessante è quella plurifamiliare con abitazioni disposte su due livelli, e
la si può visitare attraversando un arco a tutto sesto in muratura; questa si
trova a metà strada, sul lato sinistro, andando verso la piazza) e la via 24
Maggio, che vedremo più avanti.
Questa chiesetta ad unica navata, dedicata a San Giuseppe, comprotettore di
Tuglie insieme alla Vergine dell'Annunciazione, fu fatta erigere probabilmente
nel 1783 dal Duca Ferdinando Giuseppe Venturi, signore di Tuglie, come viene
testimoniato dalla lapide e dal fregio all'interno di essa. Ultimamente ha
subìto alcuni restauri e un ampliamento su entrambi i lati longitudinali,
evidenziati dalla diversa natura del pavimento. Lo stupendo mosaico dai toni
cromatici elevati, eseguito con tessere in marmo, applicate con abile maestria,
risale al 1898. I lavori del 1952 sull'attuale facciata dalle sfumature
moresche, sono stati eseguiti per consolidare alcune preoccupanti crepe venutesi
a creare su quella originaria. Il pavimento musivo, dal valore altamente
artistico, insieme al dipinto, probabilmente di scuola napoletana risalente al
XVIII secolo, posizionato sull'altare maggiore adornato da eleganti e austere
colonne con capitelli in marmo, rappresentano gli elementi più interessanti da
vedere nella chiesa.
Le corti
Imboccando la via 24 Maggio e percorrendola per l'intera sua lunghezza, si
possono visitare, specie per tutto il suo lato destro, numerose case a corte,
alcune delle quali veramente originali e molto significative.
Questa strada, durante la stagione estiva, diventa teatro di costume e
tradizioni popolari con lo svolgimento della "Festa in Corte", una affascinante
manifestazione in cui vengono programmate esposizioni di vari prodotti
artigianali, mostre e, naturalmente, la promozione e la degustazione di varie
specialità gastronomiche tipiche locali ("lu pane fattu a casa, "le frise te
cranu" condite con sale, olio d'oliva e "cumbitori te pendula, li ciciri e tria,
li cecamariti" e, naturalmente, tanto buon vino tugliese), il tutto contornato
da canti e balli popolari.
L'atmosfera
che si viene a creare, sembra faccia rivivere i racconti dei nostri nonni
ambientati nei magici luoghi, dove la memoria di questa singolare realtà, fatta
di gente semplice e amante della terra, regna perennemente.
La visione che si ha della Piazza Garibaldi dopo aver percorso la via 24
Maggio, specie se per la prima volta, è decisamente suggestiva e incantevole. La
sensazione comune è di trovarsi immersi in un grande spazio del tutto diverso da
quello che fino a quel momento si era attraversato.
La maestosa facciata della settecentesca
Chiesa Matrice dedicata alla
protettrice Maria SS. Annunziata, si presenta come d'incanto davanti agli
occhi del visitatore. Nell'aria sembra riecheggiare ancora quella strana
componente ricca, fastosa e inebriante, per la pienezza di motivi e di linee,
che si identifica architettonicamente nel Barocco, enormemente diffuso in tutto
il Salento.
E' proprio da questi richiami, tra i numerosi ampliamenti e ristrutturazioni -
che sobriamente - in maniera definitiva, si delineano sia la pianta della
chiesa, dal disegno semplice e lineare, che la bellissima facciata, dalle pure
forme modellate nel tufo Mater Gratiae, estratto anche dalle antiche cave
locali, a sud-est di Tuglie.
Una porta centrale e due laterali leggermente più piccole, tutte adornate da
cornici, scandiscono, in questa facciata paglierina, le tre navate della chiesa;
quattro lesene doppie sovrapposte sorreggono la prima quadri-architrave fregiata
con elementi dorici (triglifi e metope), mentre un secondo ordine, dalle
dimensioni più contenute, di altrettante doppie lesene con capitello jonico,
sorreggono la seconda architrave, il timpano, al centro del quale si trova la
traccia di una vecchia meridiana, e la croce terminale in tufo; l'acroterio,
infine, è rappresentato da una serie di elementi monolitici a forma di goccia
capovolta.
La
forma e le proporzioni di tutte queste componenti fanno risaltare l'essenza
peculiare dell'intero edificio: l'equilibrio risulta armonicamente perfetto,
anche con la presenza di un potenziale elemento di disturbo" laico, come la
torre civica dell'orologio, fatta erigere dalla pubblica amministrazione nel
1884 e realizzata interamente in tufo.
Inizialmente la chiesa si presentava con un unica navata centrale ed era
tipologicamente simile alla seicentesca Chiesa matrice di Maglie, mentre allo
stato attuale, la sua facciata si avvicina tipologicamente a quella della
Cattedrale di Nardò, a quella del Santuario del SS. Crocefisso di Galatone e a
quella della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Galatina, risalenti al XVII
secolo. All'interno si possono ammirare altari e cappelle ottocenteschi e alcuni
dipinti di scuola napoletana del settecento; i mosaici dell'altare maggiore e
della Via Crucis, eseguiti da un artista veneziano negli anni Sessanta; il
tamburo in legno, abilmente lavorato da un artigiano locale intorno agli anni
Quaranta, e le numerose statue in cartapesta, tutte di scuola leccese, dalla
pregiatissima fattura, di epoche settecentesca e ottocentesca.
Una volta usciti dalla Chiesa Matrice, si continua l'itinerario
attraversando la piazza e salendo lungo la scalinata che la costeggia e che
conduce al Museo della Civiltà Contadina che, come vedremo, si trova
all'interno del Palazzo Ducale.
Scendendo per la via Venturi troviamo, dopo qualche decina di metri, il
Mercato Coperto, opera relativamente importante, che testimonia il
periodo modernista degli anni del secondo dopoguerra; interessante il prospetto
dove, attraverso una granitica macina e alcune raffigurazioni, viene evidenziata
la vecchia destinazione d'uso dell'immobile: un frantoio ipogeo.
Un'altra piccola curiosità: l'edificio di fronte al mercato coperto ha una
caratteristica particolare, esso presenta una colonna incastonata nell'angolo a
destra di chi guarda indicando un Cantone", uno degli innumerevoli segnali
dislocati per il paese; questa specie di cartello segnalatore" a forma di
colonna stava a precisare che oltre tale limite era proibita l'edificazione,
ossia oltre questo segnale doveva esserci solo uno spazio pubblico.
L'eliminazione di tale vincolo poteva avvenire unicamente attraverso la
sdemanializzazione dell'area sulla quale si affacciava l'edificio che conteneva
il cantone".
Per effetto di questo elemento architettonico segnalatore l'attuale piazza
Garibaldi sarebbe stata, probabilmente, molto più ampia e avrebbe equilibrato
gli spazi intorno alla matrice.
Subito più avanti, allontanandoci dalla piazza, si imbocca la via Trieste
(una volta la strada principale che conduceva a Maglie), anch'essa ricca di
corti lungo entrambi i lati, alcune delle quali meritevoli di nota.
Si
arriva così all'ultima tappa del nostro percorso: La Chiesa delle Anime,
costruita intorno alla seconda metà dell'ottocento, è andata a completare una
preesistente cappella. Questa chiesa, con una cripta sottostante dedicata alla
Madonna del Pozzo, con l'accesso dalla via Anime, è stata restaurata ed
ampliata intorno agli anni Trenta; le diverse componenti della facciata ci
offrono una interessante e ben dosata commistione di stili architettonici che
richiamano il romanico, il tardo gotico, il periodo neoclassico e, infine, con
le cornici, vengono ripresi i motivi rinascimentali.
L'insieme di tutti questi elementi, stranamente, fanno della facciata, decorata
in modo pulito, un raro esempio di architettura semplice e luminosa. L'interno,
ad una sola navata, oltre agli altari, si presenta con diverse decorazioni,
affreschi e tempere di buona fattura, nelle volte e lungo i muri laterali.
L'opera più significativa viene espressa dalla tempera (da restaurare quanto
prima) che si trova sullo sfondo dell'altare maggiore, raffigurante una miriade
di angioletti in stile liberty, che fanno da cornice alla Vergine del Monte
Carmelo (é interessante assistere alla Processione annuale che si tiene in
luglio durante i festeggiamenti, dove questi angioletti sono rappresentati da
quasi tutti i bimbi del paese); questo inusuale tema di rappresentazione
artistica risulta ancora oggi molto innovativo. Rilevante valore artistico
assumono le statue in cartapesta presenti in questa chiesa. Una volta usciti si
può visitare la cripta sottostante scendendo dalla via Anime e, proseguendo, si
ritorna verso la piazza.
Molto apprezzabili le raffigurazioni pittoriche delle numerose edicole votive,
maggiormente sparse nel centro storico. Questi affreschi in miniatura, alcuni
dei quali di notevole interesse artistico, eseguiti all'interno di nicchie
ricavate nei muri privati prospicienti la strada e le corti, testimoniano il
grande culto religioso verso il Santo protettore del proprio focolare domestico:
un'antichissima usanza che, ancora oggi, è assai diffusa in tutto il meridione.
Da ricordare, inoltre, la Chiesa di S. Teresa delle Suore di Sant'Anna,
in via Veneto e la Chiesa di Santa Maria Goretti, di recente
costruzione, in contrada Aragona (territorio della ex Diocesi di
Gallipoli).
Da
non trascurare nella stessa contrada, infine, all'uscita di Tuglie verso
Sannicola, il Calvario, interessante per la plasticità della composizione
scultorea, ricavata in una costruzione in tufo a forma di esedra e realizzata
intorno agli anni Trenta. Questa sacra rappresentazione inizialmente si trovava
nei pressi dell'ex Municipio di Piazza Garibaldi, un luogo che era denominato
Spiazzo del Calvario.
Di
recente, poi, è stato istituito in Tuglie il Museo della Radio che ha sede nell’antico
complesso edilizio situato ai piedi della “salita della Croce” consistente in un frantoio ipogeo del XVII° secolo e in dei locali sovrastanti dove è situata la
pregevole raccolta di radio d’epoca. Percorrendo via Vittorio Veneto, al numero
114 è possibile visitare sia il museo che il frantoio ipogeo restaurato insieme
alle sue attrezzature. Musei della Radio non mancano in Italia; quello di Tuglie
è quasi un'eccezione nell'Italia meridionale. Esso stimola la curiosità del
turista che, giunto qui attratto dalla naturale bellezza di questa terra, trova
anche, tra tante altre, un'occasione ulteriore di “turismo culturale”.
I
materiali che il Museo espone e conserva sono di notevole pregio e costituiscono
un affascinante percorso nel mondo sempre in movimento della storia della
radiofonia. La dotazione museale, proveniente dalla collezione privata Micali,
risulta coerente e continua, documenta quasi senza lacune l'evoluzione dei
sistemi di trasmissione e di ascolto e consente di ricreare un itinerario
storicamente e culturalmente fondato. Dal trasmettitore telegrafico automatico
Edison (USA, 1893) ai ricevitori a galena o a quelli degli anni dal 1920 al
1960-70, i pezzi confluiti nel Museo e là ordinatamente esposti narrano un pezzo
di storia della civiltà e della tecnica grazie al quale si è giunti all'odierna
velocità e complessità nel territorio delle comunicazioni. Nella dotazione del
Museo è anche un settore bibliografico (libri e riviste) riguardanti storia e
tecnica della comunicazione radiofonica.
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