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 ::Eventi - Iniziative di Natale - Natale in casa Cupiello ::

Tuglie, 29 dicembre 2005

Natale in casa Cupiello

Luca Cupiello, come ogni Natale, prepara il presepe, fra il disinteresse della moglie Concetta e del figlio Tommasino, che con dispetto gli ripete che a lui il presepe non piace. Ci sono poi i continui litigi tra il fratello Pasqualino e Tommasino, entrambi con il tic del furto. Ninuccia, l’altra figlia, ha deciso di lasciare il marito Nicolino per l’amante Vittorio, e di scrivere una lettera d’addio; Concetta, disperata, riesce a farsela consegnare. La missiva capita però nelle mani di Luca che, ignaro di tutto, la consegna al genero, che viene così a sapere del tradimento della moglie. Durante il pranzo della vigilia di Natale, i due rivali, trovatisi di fronte per la sbadataggine di Luca, si scontrano violentemente, Nicolino abbandona Ninuccia e Luca, resosi improvvisamente conto della situazione, cade in uno stato d’incoscienza. Nel delirio finale, Luca scainbia Vittorio per Nicolino e fa nconciliare involontariamente i due amanti; e Tommasino gli dirà frnalmente che il presepe gli piace.
Al centro della commedia, una delle più amate di Eduardo, c’è il personaggio di Luca Cupiello, che incarna, con una sorta di follia, l’estraneità alte miserie, e dunque alla realtà, familiari. Il presepio, attorno al quale si accanisce con tanta cieca ostinazione, è solo la forma tangibile del suo rifiuto ad accettare il tempo che passa, la mutevolezza dei sentimenti e la fatale degradazione di ogni cosa. Aggrappato al Natale come a una indistruttibile certezza, fatta di rituali inalterati, di cordialità e di buoni sentimenti, egli oppone all’evidenza degli egoismi e delle ragioni altrui, il suo egoismo, che non ammette, come in un cerimoniale inflessibile, la minima infrazione, La commedia è solo apparentemente un Kammerspiel giocato sul registro sentimentale. In questo, che è uno dei testi eduardiani più vicini alla poetica di Pirandello, ogni personaggio recita la parte obbligata della propria ossessione. E se la parte del protagonista è la più scoperta e dunque vulnerabile, ciò accade per ritrarre meglìo quelle degli altri: la scioperataggine del figlio, il parassitismo del fratello, il desiderio incurante degli amanti, il perbenismo offeso del genero. Unica eccezione è quella di Concetta, costretta, lei sì da una dolente e umanissima pietà, a dividersi sulle opposte sponde della realtà e del delirio.
Ma a chi si ispirò Eduardo per dipingere le personalità dei Cupiello in maniera tanto netta e signiflcativa?ed in particolare dove attinse gli elementi che confluirono nella candida figura del vecchio-bambino immerso nelle sue fantasie e nel suo amore per il presepe (i Borboni ne costruivano di bellissimi)?.
Probabilmente in Natale in casa Cupiello, come pure in altre opere del teatro di Eduardo non è difficile rintracciare elementi autobiografici, spesso addirittura risalenti all’inflinzia dell’attore- drammaturgo. Questo è probabilmente il caso dei coniugi Cupiello in cui ci pare di riscontrare elementi che rimandano fortemente alle due figure dei nonni materni di Eduardo,ancbe la scelta dei nomi, Concetta e Luca, ne è un significativo indizio. A conferma di questa tesi vi sono inoltre i connotati psicologici e le abitudini casalinghe dei due nonni descritte da Peppino nella sua Autobiografia che sembrano combaciare perfettamente con il carattere fanciullesco del capofamiglia Cupiello innamorato del Natale.
Ed il finale sorprendente e niente affatto scontato (come invece riteneva Peppino) non è forse un rovesciamento che rende anche Luca Cupiello colpevole? Reo della sua stessa incoscienza e incapace di definire e comprendere la precarietà della situazione in cui si trova ma. ugualmente incosciente dei propri problemi è il popolo di cui il presepe pare essere il simbolo.

 

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